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domenica 5 febbraio 2012

VOLONTARI & ZUAVI

Ancora una domenica a passo lento. E chi se la perdeva un'occasione così...chissà quanti anni passeranno prima di potersi godere un'altra nevicata come quella che ha imbiancato l'intera Conca. Di solito lo scudo spaziale che abbiamo sulle teste funziona alla grande respingendo perfettamente ogni fiocco osi avvicinarsi... Invece stavolta qualcosa deve aver fatto cilecca, o forse, come sostiene "l'involontario giornalista", sarà scattata l'empatia con la terra dei nuovi padroni dell'Acciaieria, e lassù con la neve non si scherza. Così, per l'occasione, ecco Volontari della Valnerina e Zuavi Ternani a Sant'erasmo, arrancando neanche male, con la neve alle ginocchia. Un'atmosfera magica quella della nostra montagna, spero che le immagini rendano un pò della magia vissuta oggi. La musica è un omaggio al Capitano che sale arzillo sulle rampe, ignorando le primavere sulle spalle. Per il resto, cito una frase accademica, una perla del Professore, vero magister equitum: "semo stati fatti forati...per non morì scoppiati".
Lunga vita ai Volontari e buona strada agli Zuavi!

martedì 17 gennaio 2012

I cavalieri che fecero l'impresa...

Il ritorno a passo lento coi Volontari della Valnerina (sebbene in formazione ridotta) merita un nuovo video. 3 minuti scarsi di immagini rubate dal mio fido cellulare che riescano a dare l'idea della bellezza unica della nostra terra. Domenica abbiamo percorso poco più di una decina di chilometri di montagna: un anello suggestivo in una fredda e serena giornata ricca di scorci unici, a partire dalle atmosfere magiche ed antiche di San Benedetto in fundis, scenario del film di Pupi Avati. L'ultima volta era più pulito da rovi e sterpi, ma l'emozione di scoprire le rovine dopo un sentiero di dura salita è davvero impagabile. Le immagini spero rendano l'idea... Una camminata che ci riporta al tema dei temi: la magia dei nostri territori e l'innegabile incapacità di valorizzarli. Secondo voi, quelli che si occupano di turismo o di sviluppo dei nostri territori, avranno mai percorso questi sentieri o, almeno, conoscono queste rovine e questi scorcie caval... Un sentiero splendido, che si faceva spazio tortuoso tra una fitta faggeta e branchi di placidi cavalli al pascolo, ci ha condotti verso San Simeone, vecchio monastero ristrutturato da una comunità di giovani "ricostruttori" (e chi non li conosce...si documenti su internet). Da lì, in picchiata, verso il ritorno per Terni (e l'appuntamento immancabile, appena dopo il pranzo della domenica, con le Fere al Liberati). Negli occhi le immagini dei nostri boschi ed in testa i mille e più suoni della natura. Lontani dallo smog, dalle auto, dalle follie della settimana, calpestando con gusto i sentieri millenari dei nostri antenati. Non c'è di meglio e peccato per chi proprio non riesce a capire (e non capirà mai). Lunga vita ai Volontari della Valnerina!


lunedì 4 aprile 2011

l'anello del Fionchi

La settimana sarà dura e lunghissima. Meglio ricorrere alle immagini di una uscita "a passo lento" coi Volontari della Valnerina. Il gruppo cresce come la voglia di camminare... La musica è un tributo al Capitano; le foto le ho scattate col mio fido Nokia E70. I luoghi sono gli splendidi scenari di una terra che non riusciamo proprio a valorizzare come meriterebbe. D'altra parte ci vorrebbe cuore, fiato e tenacia, proprio come quando il sentiero comincia a salire, gli occhi si abbassano e il respiro si fa corto. Buona settimana Volontari; con queste immagini e le risate in testa, il sabato arriverà più in fretta...

giovedì 17 marzo 2011

150° A PASSO LENTO...

17 marzo duemilaundici, questo è il nostro modo per festeggiare il compleanno dell'Italia
. Abbiamo portato il tricolore sulla cima del monte Carpelone, arrancando niente male lungo il sentiero dell'antico confine tra lo Stato Pontificio ed il Regno di Napoli, tra vento e neve, con lo spirito di sempre, senza prenderci mai troppo sul serio. A passo lento, al ritmo del respiro che cresce e dei mille pensieri che volano via.
Gli ultimi secondi del video sono un omaggio all'Irlanda di San Patrizio, che oggi, a Dublino, di Guinnes ne bevono e noi sull'argomento siamo alquanto sensibili... Perchè, come scrive il Capitano, "siamo briganti, siamo garibaldini, siamo papalini, siamo zuavi, siamo giacobini. Siamo tanti e differenti. E alla fine tutti italiani. Anche se di confine..."

LUNGA VITA ai VOLONTARI della VALNERINA e VIVA L'ITALIA!

domenica 27 febbraio 2011

Volontari della Valnerina: le origini.

Tutto ha un inizio: in questo video le origini dei Valnerina Volunteers, da Italica 150 al migliaio di chilometri tra monti, boschi e fiumi dei nostri territori. A parole è difficile spiegare la bellezza di viaggiare "a passo lento", così, riporto sotto al video qualche riga di "Camminando" di Carlo Befani, manager nella vita e volontario della prima ora. Questo per far capire di che gruppo di eclettici ricercatori di felicità stiamo parlando... In barba a quanti pensano che la nostra città non abbia talenti, idee e risorse. Nel frattempo, per le ore in cui siamo riusciti ad evadere, abbiamo rallentato il ritmo di una vita fin troppo frenetica; per una nuvolosa domenica di fine febbraio, non mi pare neanche male... Lunga vita ai Volontari della Valnerina!


"...La sera che arrivammo dormimmo finalmente in una stanza normale, dopo tante notti passate per terra, dentro una cantina o dove capitava. Dopo cena ci facemmo un giro a carte sotto il portico ornato da un bel roseto, anche se in realtà tutti e tre avevamo voglia di guardarci in faccia e di raccontarci, con gli occhi e senza parole, quello che ognuno di noi provava dopo aver compiuto un’impresa che a tutti pareva impossibile. Ma noi non sapevamo che era impossibile, e quindi ce la avevamo fatta, come scrive Mark Twain. Ci rendemmo conto che camminando si imparano tante cose. Avevamo imparato che per farcela servono mete chiare e occhi concentrati, muscoli allenati e mappe mandate a memoria, attrezzi giusti e zaino ridotto all’essenziale, umiltà quando cadi o sbagli strada e insieme sfrontatezza e tenacia nel rialzarti. Quel po’ di follia che ti spinge a desiderare una meta che appare fuori dalla portata delle persone normali, e insieme uno spiccato senso del reale per non perdersi del tutto nella follia. E che la ragione non è solo nella nostra testa e nel nostro metro, ma è un arco da tendere con tutti i fattori che abbiamo: ascoltare il proprio istinto e la fatica del fisico, l’altro e il tempo, gli animali e gli alberi, e in alcuni momenti affidarsi al buon Dio quando hai fatto tutto ciò che è umanamente possibile. Avevamo capito che la terra dove posi il passo ne sa più di te ed è diversa da ogni altra, ha un genio da esaltare, regole da rispettare, una bellezza che devi restituire ai tuoi figli… Eravamo partiti in tre, ma neanche a metà strada uno di noi se n’era tornato indietro – più per sfiducia nell’obiettivo che per scarso allenamento – ed eravamo comunque arrivati in tre. Antonio si era unito naturalmente e senza dircelo: l’avevamo conosciuto in cammino – e quindi era amico da sempre – e si era affidato a noi con una lealtà e una fiducia che si trova solo nei compagni di strada. Grazie ad Antonio – che mi salvò la pelle la notte dopo che l’avevamo incontrato, mettendo a rischio anche la sua nonostante lo conoscessi da poche ore – avevamo scoperto che ogni persona che incontri è unica: ha una storia da raccontare che profuma d’infinito e la forza sorgiva di un’idea che ha bisogno di essere libera, condivisa, estesa: è un potenziale compagno di strada, se crede nella stessa impresa. Fu quella sera che immaginammo un futuro dove le storie delle energie personali si integrano e fanno leva – come tanti piccoli ruscelli si fanno fiume che scende impetuoso a far fiorire le terre di pianura – e si mettono in cammino per trasformare gli spazi vissuti dalle persone in geografie sostenibili..."

(da "Camminando" di Carlo Befani)

domenica 30 gennaio 2011

TREKKING URBANO

In fondo dovrebbe essere normale per la città di Interamna poter camminare e vivere le sponde del Nera: accade in tutte le città del mondo che hanno la fortuna di essere attraversate da un fiume! Per noi non è così. In questi anni si sono succeduti interventi di bonifica delle sponde e l'Amministrazione Comunale ha realizzato tratti del Parco Fluviale Urbano: ora occorre ultimare i collegamenti tra sentieri e passerelle, dobbiamo puntare a quel cambio di passo che la città comincia a chiedere gran voce, perchè si intervenga organicamente. Ho già parlato molte volte in Consiglio Comunale dell'importanza di un collegamento ciclo pedonale tra il centro della città e la Cascata delle Marmore. Non torno sui dettagli, leggetevi l'articolo del Corriere dell'Umbria che linko qui sotto e magari buttate un occhio alla discussione su facebook:

Stamattina, noncuranti del tempo, in un paio d'orette abbiamo disceso il fiume Nera lungo i tratti attrezzati, ed è questa la rabbia. Il progetto di un Parco Fluviale Urbano sconta anni di interventi a spot, slegati e perciò poco fruibili. E' un pò come la storia dell'isola pedonale, che è una delle più estese d'Italia ma che, nella percezione dei cittadini, è ovviamente inadeguata. E non pensate che i problemi siano slegati: proprio ultimare i camminamenti lungo il Nera permetterebbe di collegare i parchi cittadini e le zone del centro storico, ma non divaghiamo... Ormai è chiaro: se non puntiamo sulla vivibilità della nostra città, se non tiriamo fuori le idee e non le supportiamo con il contributo di tutti, rischiamo di rimanere al palo, e quei 6 maledetti chilometri di distanza dalla Cascata e da 400.000 persone che ogni anno la visitano, continueranno ad essere un muro che ci separa dalla possibilità reale di diversificare la nostra stessa economia. Poi c'è il tema importantissimo del modo di vivere la città, in un rapporto sano e moderno, che ci faccia godere a pieno delle nostre bellezze naturalistiche senza dover ricorrere alle automobili. Ed è questa la svolta su cui puntiamo! Stamattina ne abbiamo discusso con gli amici dell'Associazione Stefano Zafka, che ci hanno ospitato nella loro rassegna Vette in Vista, con il Cai, con l'Arci, con la Federazione Canoa e Kajak, con l'assessore all'Urbanistica, con quello alla Cultura e con tanti appassionati... Siamo in molti a "spingere", ora si tratta di stringere i tempi. Il Comune dovrà avere coraggio: puntare con decisione su questa scommessa, coinvolgendo le tante associazioni e farsi capofila con la Provincia e la Regione per realizzare un progetto articolato che possa anche accedere a fondi ministeriali e della Comunità Europea (considerato che chiediamo all'Unesco di inserire la Cascata delle Marmore nell'elenco dei beni patrimonio dell'umanità). Ma non si può pensare che il lavoro possa essere appaltato ad un solo assessorato specifico, è l'intera Amministrazione che deve puntare su questa scelta perchè il tema avrà riflessi positivi su tutti gli aspetti del governo cittadino, dall'ambiente, ai lavori pubblici, dalla cultura allo sport, dal sociale al commercio, dal turismo all'urbanistica. E' per questo che chiederò al Sindaco di farsi promotore, già in occasione del prossimo bilancio, di scelte chiare, perchè con questi pochi fondi a disposizione e di fronte a tutte le opportunità che avremmo, non ci sia un'inutile dispersione di risorse: che tutti gli assessorati rinuncino a specifiche programmazioni e che si scelga con determinazione un progetto complessivo, coinvolgendo l'intero Territorio. Che si cominci a far realizzare un progetto dai tecnici degli uffici comunali, che si mettano intorno ad un tavolo tutte le associazioni che possono dare un contributo fattivo, che si punti su un'idea vincente. Perchè ormai lo abbiamo capito che i fondi in Comune non ci sono, e perchè è proprio questo il momento di tirare fuori le idee facendo scelte chiare di fronte alla città. Ci ritorneremo sopra, che il lavoro da fare non manca.
Nel frattempo sia chiaro: noi non molliamo!

domenica 24 ottobre 2010

Fumano le nubi...

"...Oscure intanto fumano le nubi su l’Appennino: grande, austera, verde da le montagne digradanti in cerchio l’Umbria guarda..."

Con i Volontari della Valnerina, a "passo lento", sul monte Coscerno, fino a quota 1694 metri. Prima vera tappa del "programma invernale". Resiste il gruppo e si rigenera al vento freddo da nord.
Fumano le nubi all'orizzonte tra i rossi della verde Umbria.
Fumano i baveri delle giacche in salita.
Fumano veloci i pensieri di tutta la settimana
.
Lunga vita ai Volontari della Valnerina e occhio al messaggio subliminale.

Un grande applauso al mio fido Nokia E70, un vero trattore che si sorbisce ore di chiamate ed è ancora in grado di catturare immagini del genere...che con la macchina fotografica sono capaci tutti.

domenica 11 luglio 2010

Alla macchia... compari!

L'ultima camminata prima delle ferie... se ne riparlerà a settembre.

Tutta colpa mia, che ho consegnato la mappa nelle mani del “farfallofilo”. Così abbiamo subito sbagliato strada e ci sono voluti 4 o 5 chilometri per rendersene conto. Ce n’erano 24 in programma, da Sant’Anatolia di Narco a Spoleto, attraverso la vecchia ferrovia abbandonata della Valnerina; ne abbiamo aggiunto “simpaticamente” qualcuno. Ma andiamo con ordine.
La mattina era cominciata presto, verso le 6. Quei buontemponi di operai del cantiere a Piazza Valnerina ci davano sotto col martello pneumatico e per fortuna stavo già facendo lo zaino…
A passo lento lungo un percorso suggestivo, per San Martino, la galleria di Caprareccia (quasi 2 chilometri di tunnel con 10 gradi di meno ed un buio appena scalfito dalle nostre torce) e poi, lungo il viadotto di Cortaccione, fino alla piana di Spoleto.

Lunghi tratti di ferrovia dismessa ed adibita a percorso da trekking e bici, con scenari mozzafiato, casette cantoniere e viadotti di pietra.
Le foto raccontano una giornata da Volontari, di quelle che non si dimenticano.
Pure i muli carichi di zaini abbiamo incontrato…
Il caldo non ve lo racconto neanche, come l’emozione di vedere una coppia di poiane volteggiarci sopra per un bel po’.
Quasi 6 ore e una faticaccia delle nostre. Ma questo è il modo che preferiamo di andare in giro per il nostro territorio: a passo lento!
Lunga vita ai VALNERINA VOLUNTEERS.

domenica 27 giugno 2010

dalla Torre all'Eremo

Stavolta eravamo in formazione ridotta. Abbiamo rinunciato (temporaneamente) al Vettore e alle 10 già arrancavamo niente male da Sant'Erasmo verso Torre Maggiore, piacevolmente stupiti della tigna di Francesco, incontrato qualche tornante sotto, che pedalava sbuffante e rosso da almeno un'ora su quelle rampe mica da ridere. Così ci piace (anche se stasera avrà di certo ceduto alla sagra delle frittelle ai fiori di zucca a Nera Montoro...). Lo sappiamo bene io e Gian Luca quanto sale quella strada, se la fai in bicicletta; per questo dedico a Francesco i link pubblicati qui a fianco.

Bando alle ciance, alla macchia... compari!
In cima, appena ho ricominciato a respirare, mi sono riempito gli occhi delle vestigia umbre e romane, bianchissime al sole. Un posto ammaliante, con una vista unica su tutta la Conca, da Terni a Sangemini e via, verso Todi, con un panorama a 360 gradi che abbraccia Perugia fino al monte Subasio. Andateci, se non l'avete ancora fatto...
Giusto il tempo di dare un'occhiata alla caverna della Sibilla, che già camminavamo verso l'Eremo di frate Bernardino, attraverso un fitto bosco di lecci, querce e muschi. 781 metri sul livello del mare recita il cartello e le immagini spiegano bene la magia di un luogo unico.
La storia di padre Bernardino, di come abbia restaurato l'antico monastero, la lasciamo a Gian Luca (e questa è una richiesta ufficiale di un post da "ospite").
Per quanto mi riguarda, m'è bastata l'immagine del secolare cedro del libano e le traverse di legno dei binari, messe a terra come sedili per la messa, proprio lì, all'ingresso del prato. All'aperto...come avrebbe fatto Francesco, il giullare di Dio. C'è voluta tutta la volontà del mondo per declinare l'invito a pranzo di fra Bernardino, che armeggiava col sugo della domenica...
Da lì, cercando di evitare i cani dei greggi, siamo risaliti dritto per dritto e tornati alla macchina.
Anche oggi una sfacchinata niente male. Ma quant'è bello il posto che abitiamo...
Lunga vita ai Valnerina Volunteers!

venerdì 4 giugno 2010

2 giugno 2010: in cammino per... la Repubblica

2 giugno 2010, i VALNERINA VOLUNTEERS in cammino per la Repubblica.

Non conosco modo migliore di onorare la Festa che camminare tra i monti della nostra splendida Valnerina. Una passeggiata davvero fantastica, 22 chilometri tosti, con tanto di tricolore al seguito... C'era da celebrare il "battesimo ufficiale" di due nuovi membri: Damiano e Giuseppe, geniali ideatori del logo e camminatori mica da ridere... E battesimo c'è stato, con tanto di acqua, naturalmente, ma andiamo con ordine.

Siamo partiti di prima mattina da Monte San Vito in direzione Pago Le Fosse, vecchia terra di briganti, al passo veloce di un Raul che non ti aspetti. Sentieri affascinanti tra boschi, greti di torrenti in secca, rocce bianchissime e scorci mozzafiato. Da qui il percorso s'è fatto davvero impegnativo, tutto in salita (e che rampe) per la Valle Mapana (o Valpagana) fino alla Forcella del Motola. Lassù, e non poteva essere altrimenti, i battiti sono scesi ed abbiamo sventolato il tricolore, in onore della Festa della Repubblica: ai nostri piedi la vallata reatina di Leonessa, abbracciata da una vista unica di tutti i monti dal Terminillo al Vettore. Neanche mezzora di riposo, giusto il tempo per un panino al lombetto e qualche scambio col pallone ovale, che già arrancavamo tra i cavalli al pascolo per la cima verdeggiante del Monte Motola; abbiamo raggiunto il Pozzo Culone (il cui nome è tutto un programma) e da qui dobbiamo aver proprio mancato il sentiero. Sta di fatto che, mentre cominciavano a risuonare i primi rombi dei tuoni, ci siamo trovati in mezzo ad un dirupo, tra boschi e "simpaticissimi" rovi, con la pioggia che sentivamo arrivarci alle spalle... Un vecchio detto, rimodulato già nell'avventura di Italica 150 da Carlo, a cui tributiamo il copyright, recita: meglio perde a briscola a 59 che sta nella macchia quando piove. Sanissima saggezza popolare! Quando ho visto il capo spedizione prendere a racchettate un cespuglio di rovi, ho cominciato a preoccuparmi. E fortuna il gps satellitare di Luciano, che ci ha ricondotto tra rocce, tronchi, rovi e pioggia, sul sentiero del ritorno. Dulcis in fundo, gli ultimi 3 chilometri e rotti sotto la grandine, per la gioia di chi sapeva di non essersi portato un ricambio di panni. Tornati a Monte San Vito, si aspettava una "frugale" merenda a base di salsicce, pane di Strettura e vini rossi. Dopo la quinta bottiglia, il freddo non l'ha più sentito nessuno...

Lunga vita ai VALNERINA VOLUNTEERS e...abbasso il re!

venerdì 21 maggio 2010

DAJE!!!

Erano anni che non camminavo tanto. Forse non mi è proprio mai successo. Raccontata in numeri, questa dei Valnerina Volunteers (tanto per non prenderci troppo sul serio) suona così:
-104 chilometri di marcia, 4 giorni, una media di 8 ore di cammino al giorno, 3 litri e mezzo di sudore persi, 12 bottiglie di vino rosso (che il bianco fa male), tanta acqua (nel senso metereologico), 12 bustine di miele, 3 apparizioni della Madonna, 2 stimmate, 10 cerotti da sala operatoria, 12 chili di zaino, 240 fotografie, 5 aspirine, 4 sigari, 2 pacchetti di gomme.
"Quando cammini, senti il tuo corpo", mi ha detto Brizzi.
Io l'ho sentito subito, dopo la prima salita da Carsulae... E non ha più smesso di urlare da lì. Per il resto, siamo partiti alle 8 e mezza di giovedì per arrivare lunedì pomeriggio alle 16 a Visso, in tempo per un the caldo, utile scusa per cambiarci nel bagno del bar, e per comprare i biglietti del pullman. L'ho già scritto da qualche altra parte: camminare con Gian Luca, Carlo, Luca e Luciano, è stato un privilegio.
Ma forse ha ragione Chicca che, su facebook, mi ha chiesto di scrivere qualcosa. Qui è tosta, nel gruppo c'era un valente prulipremiato scrittore e, per non farci mancare nulla, Enrico Brizzi. Nel frattempo, sulla destra, ho postato un video...per dare l'idea di quello che abbiamo vissuto.
Oggi Enrico dovrebbe trovarsi dalle parti dell'Aquila. Ce ne vorranno ancora tanti di giorni per arrivare in Sicilia, a Capo Passero. Buon cammino ad ITALICA 150 e... lunga vita ai Valnerina Volunteers!

giovedì 13 maggio 2010

in cammino...

Oltre 5 mesi di stop. E come li riprendo i fili del blog? Me lo sono chiesto per parecchio. Poi ecco Enrico Brizi, lo scrittore, che si inventa un'avventura. Per i 150 anni dell'Unità d'Italia si fa una camminata per i sentieri dello Stivale dalla Vetta d'Italia a Capo Passero. Italica 150 si chiama, ed il viaggio è a passo lento. Capita che accetti dei camminatori "affluenti", a gruppi di 5, disposti ad accompagnarlo per le strade delle nostre terre. Così, insieme a Gian Luca, Carlo, Luca e Luciano, domani mattina partiamo da Portaria e su...verso Visso. 5 camminatori, 4 giorni, 100 e più chilometri di marcia. Niente male...
Il nome è tutto un programma: Valnerina Volunteers. In fondo lo sapete quanto amiamo queste nostre terre, e siamo anche fieri di presentarle ad un viaggiatore che ha già nelle gambe decine di giorni di duro cammino, per lo più sotto l'acqua. E' con la tigna della Conca che preparo lo zaino stasera. Daniela mi guarda e pensa che in fondo lo sapeva di aver sposato uno strano... Tanti significati, al di là del puro piacere di camminare con 4 amici a spasso per i sentieri della nostra bella Umbria. Per me uno su tutti: è proprio tempo di rimettersi in cammino... Vi lascio con il tragitto di massima, così come Gian Luca l'ha descritto ad Enrico Brizi ed agli altri camminatori affluenti. Magari ci sarà modo, la sera, di aggiornare il blog. Nel frattempo... Buon cammino a tutti.
Partiremo dall'estrema periferia di Terni, saliremo verso i Monti Martani, piccolo massiccio montuoso poco conosciuto, ma per noi è la palestra di casa. Dall'Antica via Flaminia, transiteremo per i resti della città umbro-romana di Carsulae e procederemo verso l'eremo francescano della Romita, in mezzo ai boschi, ad 800 metri di altitudine, da poco restaurato e di nuovo abitato. Di qui passò Francesco: ma per chi gira le montagne umbre non è facile trovare un sentiero non battuto da quel gran camminatore che fu il santo di Assisi. Avrà fatto più strada lui o Garibaldi? Il primo valico che incontreremo si chiama Cima Forca, proprio in mezzo a quelle che erano le Terre Arnolfe dei Longobardi e ci farà transitare nel versante spoletino verso la Valle Umbra, che piacque tanto a Carducci ed ai visitatori del Grand Tour. Dopo Spoleto riprenderemo la strada della montagna, seguendo l'antica via della Spina, tra olivi, castelli, boschi e molte osterie, che ci auguriamo aperte ed ospitali. Saliti a Passo d'Acera, prenderemo in direzione di Sellano, per poi giungere a Colfiorito, l'altipiano degli antichi umbri, dove (come dite voi...) a Dio piacendo, incontreremo l'equipaggio di Italica 150, per proseguire verso Visso, le sorgenti del Nera e le terre della Sibilla.
Gli u2, per la colonna sonora... Il video accanto, per dare l'idea.